domenica 10 aprile 2011
sabato 9 aprile 2011
italian experiment
Non molto lontano da Venezia, in mezzo a un'insperata campagna, si aprono una serie di segni contemporanei che infrangono l'idea di gita bucolica fuori porta.
E' la H-FARM, vero e proprio campus di tecnologie: una piccola Silicon Valley italiana formata da laboratori/uffici di questi contadini digitali.
La H-FARM crea e coltiva imprese tecnologiche offrendo un luogo favorevole alla crescita: se hai un'idea buona, qui ti aiutano a svilupparla, diventano tuoi soci e nel giro di tre anni, se tutto funziona, la società viene venduta a un fondo. E tutti ci guadagnano.
Nella farm è stata messa la H di "human" davanti a tutto, perchè è l'uomo il centro del rapporto natura/tecnologia. Gli ospiti vengono ricevuti nell'ex stalla, popolata da vecchi tavoli rustici e citazioni ispirazionali da Winnie the Pooh a Leonardo da Vinci, e gli vengono offerti cibi biologici a km zero.
Veniamo alla struttura: gli spazi sono tutti di recupero e seguono la logica della trasparenza, grandi vetrate senza tende. "Non è un contenitore asettico di lavoro ma un'architettura radicata nel territorio e nella natura, pensata perchè la gente possa vivere e lavorare bene. Non è un finto rustico" racconta Mariano Zanon, progettista dei 3.500 metri quadri. Il restauro è stato giocato al risparmio, dagli impianti a vista ai pavimenti in cemento fino alle coperture in lamiera, le porte zincate, gli arredi basici. I colori sono quelli della terra: variazioni di marroni e rossi, tinte calde e accoglienti, luce gialla soffusa e morbida.
"Non c'è ostentazione, ma il desiderio di essere Supernormal e molto flessibili. Perchè cambiamo spesso." L'ufficio è un open-space giovane e contemporaneo, uguale per capi e stagisti.
E' previsto un futuro ampliamento con il progetto di Aldo Cibic, presentato in Biennale lo scorso settembre. Cresce a vista d'occhio il primo vero esperimento di mixitè italiana.
http://www.h-farmventures.com/
E' la H-FARM, vero e proprio campus di tecnologie: una piccola Silicon Valley italiana formata da laboratori/uffici di questi contadini digitali.
La H-FARM crea e coltiva imprese tecnologiche offrendo un luogo favorevole alla crescita: se hai un'idea buona, qui ti aiutano a svilupparla, diventano tuoi soci e nel giro di tre anni, se tutto funziona, la società viene venduta a un fondo. E tutti ci guadagnano.
Nella farm è stata messa la H di "human" davanti a tutto, perchè è l'uomo il centro del rapporto natura/tecnologia. Gli ospiti vengono ricevuti nell'ex stalla, popolata da vecchi tavoli rustici e citazioni ispirazionali da Winnie the Pooh a Leonardo da Vinci, e gli vengono offerti cibi biologici a km zero.
Veniamo alla struttura: gli spazi sono tutti di recupero e seguono la logica della trasparenza, grandi vetrate senza tende. "Non è un contenitore asettico di lavoro ma un'architettura radicata nel territorio e nella natura, pensata perchè la gente possa vivere e lavorare bene. Non è un finto rustico" racconta Mariano Zanon, progettista dei 3.500 metri quadri. Il restauro è stato giocato al risparmio, dagli impianti a vista ai pavimenti in cemento fino alle coperture in lamiera, le porte zincate, gli arredi basici. I colori sono quelli della terra: variazioni di marroni e rossi, tinte calde e accoglienti, luce gialla soffusa e morbida.
"Non c'è ostentazione, ma il desiderio di essere Supernormal e molto flessibili. Perchè cambiamo spesso." L'ufficio è un open-space giovane e contemporaneo, uguale per capi e stagisti.
E' previsto un futuro ampliamento con il progetto di Aldo Cibic, presentato in Biennale lo scorso settembre. Cresce a vista d'occhio il primo vero esperimento di mixitè italiana.
venerdì 8 aprile 2011
giovedì 7 aprile 2011
work in progress..
cambio di area cambio di prospettiva.
Il nuovo lotto, sebbene molto vicino a quello precedentemente scelto, ha caratteristiche tangibilmente diverse.
Se quello di prima aveva ampio sfogo su almeno tre dei lati, quello attuale si trova strizzato nel costruito, cosa che tende a far cadere il suo "baricentro" verso l'interno e non in facciata.
C'è come una forza centrifuga che attrae dalla strada e calamita verso il fondo. Molto importante anche il rapporto con il palazzo sul bordo sinistro del lotto: porge una parete muta, quasi una richiesta d'aiuto, di coinvolgimento.
Il nuovo compagno di strada è un po' il manifesto dell'architettura "in between", che scava la terra ma non solo, anche lo spazio.
Così facendo connette il fuori con il dentro, il sopra con il sotto, il vecchio con il nuovo.
Quello che voglio creare è un trade d'union tra il terreno (non mero vassoio, ma nido plasticamente fuso con l'edificio) e l'ambiente circostante, un vortice che avvolga le persone in un unicum di natura e costruito.
La progettazione avviene in uno spazio interstiziale: il progetto deve caratterizzare il rapporto tra due situazioni già esistenti e deve diventare il nuovo centro gravitazionale.
Indissolubile è il legame con il "palinsesto": i segni dell'esistente vanno riletti in chiave diversa, secondo un contesto nuovo, che tiene già conto delle modifiche che il progetto è imputato ad attuare.
http://web.tiscali.it/virgilio_oiligriv/lezione_10.htm
foto dal cantiere..
Il nuovo lotto, sebbene molto vicino a quello precedentemente scelto, ha caratteristiche tangibilmente diverse.
Se quello di prima aveva ampio sfogo su almeno tre dei lati, quello attuale si trova strizzato nel costruito, cosa che tende a far cadere il suo "baricentro" verso l'interno e non in facciata.
C'è come una forza centrifuga che attrae dalla strada e calamita verso il fondo. Molto importante anche il rapporto con il palazzo sul bordo sinistro del lotto: porge una parete muta, quasi una richiesta d'aiuto, di coinvolgimento.
Il nuovo compagno di strada è un po' il manifesto dell'architettura "in between", che scava la terra ma non solo, anche lo spazio.
Così facendo connette il fuori con il dentro, il sopra con il sotto, il vecchio con il nuovo.
Quello che voglio creare è un trade d'union tra il terreno (non mero vassoio, ma nido plasticamente fuso con l'edificio) e l'ambiente circostante, un vortice che avvolga le persone in un unicum di natura e costruito.
La progettazione avviene in uno spazio interstiziale: il progetto deve caratterizzare il rapporto tra due situazioni già esistenti e deve diventare il nuovo centro gravitazionale.
Indissolubile è il legame con il "palinsesto": i segni dell'esistente vanno riletti in chiave diversa, secondo un contesto nuovo, che tiene già conto delle modifiche che il progetto è imputato ad attuare.
http://web.tiscali.it/virgilio_oiligriv/lezione_10.htm
foto dal cantiere..
mercoledì 6 aprile 2011
something more
La lotta biologica è utile per limitare gli interventi chimici sempre più costosi e dannosi per l'ambiente.
Si attiva contro i parassiti animali e comprende la protezione dell'equilibrio naturale, lo sfruttamento diretto di parassiti predatori degli animali dannosi.
La protezione si basa essenzialmente sull'impiego oculato dei pesticidi e sul mantenimento delle siepi e di aree non coltivate dove, soprattutto uccelli e mammiferi, possono nidificare e riprodursi.
La vera lotta biologica diretta consiste nel diffondere insetti predatori (es. la coccinella) e parassiti di altri insetti o nell'utilizzare preparati a base di microrganismi che risultano efficaci e non danneggiano insetti utili.
strategie di controllo biologico : http://www.bioplanet.it/it
Si attiva contro i parassiti animali e comprende la protezione dell'equilibrio naturale, lo sfruttamento diretto di parassiti predatori degli animali dannosi.
La protezione si basa essenzialmente sull'impiego oculato dei pesticidi e sul mantenimento delle siepi e di aree non coltivate dove, soprattutto uccelli e mammiferi, possono nidificare e riprodursi.
La vera lotta biologica diretta consiste nel diffondere insetti predatori (es. la coccinella) e parassiti di altri insetti o nell'utilizzare preparati a base di microrganismi che risultano efficaci e non danneggiano insetti utili.
strategie di controllo biologico : http://www.bioplanet.it/it
lunedì 4 aprile 2011
il programma: LOTTA BIOLOGICA
Con la rivoluzione industriale assistiamo a una massiccia migrazione dalla campagna alla città. Dagli anni 30 si è iniziato a vedere la campagna come terra di conquista. Cambio di tendenza, di nuovo: dalla città si scappa per tornare in campagna a respirare.
Ma cosa fare quando anche la campagna sembra compromessa e priva di quella bellezza esotica e pura, buona come ce la descrive Rousseau (" ogni cosa è buona mentre lascia le mani del Creatore delle cose; ogni cosa degenera nelle mani dell'uomo").
Tornare all' (ormai) impossibile era del buon selvaggio o trovare un compromesso, una particolare mixitè tra città e natura?? Un ritorno al mondo nuovo in cui ognuno può muovere un passo verso l'aiuto e la difesa dell'ambiente. Una nuova rivoluzione.
Da qui nasce l'idea: in un' area che è quel famoso "un po' tutto un po' niente", pregna di componente antropica ma con ancora evidenti le memorie rurali, dove si percepisce un passaggio di stato, ma non si individua lo scatto tra città e campagna, l'allaccio tra uomo e natura è necessario. Occorre un armistizio.
Il programma incarnerà un polo di ricerca, di scambio di idee e di opinioni, di commercio e altre attività, tutte orbitanti attorno al pianeta "ecosistema". Ciò trova una pratica traduzione in allevamenti di insetti utili alla coltivazione, a laboratori di ricerca per la cura di malattie parassitarie che flagellano vegetazione e raccolti, a luogo di sensibilizzazione e informazione. Mediante l'ecologia privata ogni cittadino è chiamato a fare qualcosa per l'ecosistema, contribuendo a riportare la natura alla sua preziosa bellezza.
Gli agricoltori sono tornati alla città con un mix di conoscenze fra ingegneria, biologia e botanica: è questa la concezione di agricoltura del terzo millennio.
http://www.genitronsviluppo.com/2011/01/13/third-millenium-farming-agricoltura-urbana/
Ma cosa fare quando anche la campagna sembra compromessa e priva di quella bellezza esotica e pura, buona come ce la descrive Rousseau (" ogni cosa è buona mentre lascia le mani del Creatore delle cose; ogni cosa degenera nelle mani dell'uomo").
Tornare all' (ormai) impossibile era del buon selvaggio o trovare un compromesso, una particolare mixitè tra città e natura?? Un ritorno al mondo nuovo in cui ognuno può muovere un passo verso l'aiuto e la difesa dell'ambiente. Una nuova rivoluzione.
Da qui nasce l'idea: in un' area che è quel famoso "un po' tutto un po' niente", pregna di componente antropica ma con ancora evidenti le memorie rurali, dove si percepisce un passaggio di stato, ma non si individua lo scatto tra città e campagna, l'allaccio tra uomo e natura è necessario. Occorre un armistizio.
Il programma incarnerà un polo di ricerca, di scambio di idee e di opinioni, di commercio e altre attività, tutte orbitanti attorno al pianeta "ecosistema". Ciò trova una pratica traduzione in allevamenti di insetti utili alla coltivazione, a laboratori di ricerca per la cura di malattie parassitarie che flagellano vegetazione e raccolti, a luogo di sensibilizzazione e informazione. Mediante l'ecologia privata ogni cittadino è chiamato a fare qualcosa per l'ecosistema, contribuendo a riportare la natura alla sua preziosa bellezza.
Gli agricoltori sono tornati alla città con un mix di conoscenze fra ingegneria, biologia e botanica: è questa la concezione di agricoltura del terzo millennio.
http://www.genitronsviluppo.com/2011/01/13/third-millenium-farming-agricoltura-urbana/
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